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    <item>
      <title>Ribelle per amore s'inventa denunce preventive al padre</title>
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      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Protagonista una famiglia pakistana, assolto il genitore
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La vicenda in un primo momento poteva ricordare quella tragica di Saman Abbas uccisa perché innamorata dell'uomo sgradito alla famiglia. In realtà, questo caso, avvenuto l'anno prima di quello di Novellara, vede il padre vittima delle accuse infondate della figlia.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/efc70de2/dms3rep/multi/foto-articolo3.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Anche qui la protagonista è una giovanissima pakistana immigrata di recente con la famiglia in Italia, anche qui c'è di mezzo un matrimonio combinato con un cugino rimasto in patria e forse nemmeno mai visto prima. Ma (per fortuna) le analogie con il terribile caso di Saman Abbas, la diciottenne uccisa dai familiari perché innamorata dell'uomo «&amp;lt;sbagliato»&amp;gt; non vanno oltre. Questo in un certo senso è il ribaltamento del caso di Novellara: la vittima non è una ragazza che ha pagato con la vita l'amore per la libertà e il rispetto di sé stessa, ma un padre accusato ingiustamente dalla figlia. Già, colpito da una denuncia sporta «per sicurezza» ai carabinieri, come affermato dallo stesso uomo amato dalla giovane, perché i due erano consapevoli dei rischi corsi a mettersi contro i genitori (come l'omicidio Saman avrebbe dimostrato un anno dopo).
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Certo, il padre, il giorno in cui seppe del legame della ragazza con l'amico di famiglia, non l'aveva presa bene. «E chi avrebbe accolto con favore la notizia che la figlia innamorata di un uomo di 18 anni più vecchio, già sposato e con prole?»&amp;gt; ha sotto- lineato nell'arringa Gentian Alimadhi, difensore del 55enne padre della ragazza imputato per minacce e sequestro di persona. «&amp;lt;Avrà anche alzato la voce e le avrà anche intimato di non vedere quell'uomo più anziano - ha proseguito l'avvocato - ma senza dire ciò di cui è accusato. E men che mai ha alzato le mani per prenderla a schiaffi in testa. Quanto al sequestro di persona, non ha alcun senso&amp;gt;&amp;gt;.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           A sostenerlo in aula è stata la stessa ragazza, che di fronte al giudice Giuseppe Saponiero e al pm Lino Vicini da parte offesa si è in sostanza trasformata in testimone della difesa, negando punto su punto quanto aveva raccontato ai carabinieri nel giugno del 2020 nella «&amp;lt;denuncia per sicurezza». Allora aveva dichiarato di essere stata presa a botte e di aver ricevuto minacce di morte dal padre e di essere stata costretta a sposare il cugino durante il viaggio in Pakistan sola con la madre. Lei acconsentì, per tenere le acque più calme possibili pronta a divorziare al più presto, quando due anni prima (di nascosto da tutti), ventenne, nella moschea di Cremona aveva pronunciato una promessa d'amore a quell'uomo che non si poteva sposare perché già sposato.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           È stato il tempo il miglior giudice in questa vicenda, dalla quale l'imputato è uscito assolto con formula piena, dopo che già il pm aveva già riconosciuto la sua innocenza. Tutti vivono insieme (incontrandosi spesso e volentieri) felici e contenti. Complice anche l'arrivo di un nipotino, il padre ha perdonato e forse anche benedetto quell'unione dapprima malvista. Ha perdonato anche la figlia per l'«eccesso di prevenzione» culminato nelle false accuse di minacce e sequestro di persona. Certo, la ragazza fu chiusa in casa (e non a chiave in camera come denunciato) e non le fu permesso di uscire a incontrare il suo innamorato, se non in rare occasioni di nascosto al supermercato. Ma sequestrati lo eravamo un po' tutti allora. Erano i giorni del lockdown.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Fri, 20 Sep 2024 07:03:26 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Convegno italo-albanese nell'Aula magna dell'Università</title>
      <link>https://www.studiolegalealimadhi.com/convegno-italo-albanese-nell-aula-magna-dell-universita</link>
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      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quando il verdetto replica
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           «Ne bis in idem», una lacuna nell'ordinamento italiano
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/efc70de2/dms3rep/multi/foto-articolo2.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Si è svolto nell'Aula magna dell'Università il convegno «Il principio del ne bis in idem. Tra ordinamento interno, europeo ed internazionale», organizzato dalla Fondazione avvocatura parmense, dal Consiglio dell'ordine degli avvocati di Parma, in collaborazione con l'Associazione avvocati albanesi in Italia, quest'ultima rappresentata per questo evento in veste di moderatore dall'avvocato Gentian Alimadhi del foro di Parma.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           «Questo convegno nasce dalla necessità di fare chiarezza su un'importante lacuna tutt'ora esistente non solo nell'ambito dell'ordinamento giuridico italiano, ma altresì in quello dei maggiori Paesi europei che attiene alla mancata previsione, all'interno della legge italiana, del "principio del ne bis in idem", che prevede il divieto di processare e condannare un individuo due volte per il medesimo fatto-reato spiega l'avvocato Alimadhi - Principio previsto unicamente tra procedimenti tutti radicati nello Stato italiano, oppure qualora l'uno sia iniziato in Italia e l'altro in uno Stato facente parte dell'Unione Europea, con esclusione invece dei Paesi extra-comunitari».
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Dopo i saluti iniziali da parte di Francesco Mattioli, presidente dell'Ordine degli avvocati di Parma, Luigi Angiello, presidente della Fondazione avvocatura parmense, Arjol Kondi, presidente dell'Associazione avvocati albanesi in Italia e dell'ambasciatore dell'Albania in Italia Anila Bitri Lani, che, non potendo essere presente all'evento, ha mandato i suoi saluti attraverso una rappresentante, sono intervenuti i relatori: Giuseppe Di Giorgio, procuratore aggiunto presso il Tribunale di Modena, Fabio Cassibba, professore ordinario di Procedura penale dell'Università di Parma, Luca Ramponi, giudice ordinario del Tribunale penale di Reggio Emilia e Gianluigi Pratola, sostituto procuratore generale della Corte di cassazione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           «La pena deve tendere alla rieducazione del reato - commenta Arjol Kondi - La nostra associazione, essendo formata da avvocati di origine albanese ma che hanno studiato in Italia, è figlia di questo pensiero giuridico sbagliato. È giusto punire una persona con pene gravi dopo 20 anni dal reato commesso, quando ha già subito un'altra condanna in un altro Paese? Oggi non siamo qui a risolvere il problema, ma a riconoscerlo e capirlo.»
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           «Non solo la seconda pena arriverebbe a distanza di molti anni dal fatto, ma quest'ultima si presenta come un surplus di sofferenza che limita le libertà personali della persona come la possibilità di costruirsi una famiglia o svolgere una normale mansione lavorativa», chiarisce Cassibba.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           "Questo principio viene quasi sempre accostato al diritto penale, ma è spesso presente anche nel diritto civile sotto profili diversi - chiosa Angiello. Il tema fondamentale è che non ci dovrebbe essere un duplicato di giudizi e sentenze su un medesimo fatto storico».
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il convegno è stato organizzato dalla Fondazione avvocatura parmense, dal Consiglio dell'ordine degli avvocati di Parma, in collaborazione con l'Associazione avvocati albanesi in Italia, rappresentata dall'avvocato Gentian Alimadhi di Parma.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Thu, 19 Sep 2024 07:03:36 GMT</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>Albania, la politica deludente di Edi Rama</title>
      <link>https://www.studiolegalealimadhi.com/albania-la-politica-deludente-di-edi-rama</link>
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      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Un involucro mascherato di orgoglio nazionale
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/efc70de2/dms3rep/multi/foto-articolo1.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sogno un'Albania dove non si debba scegliere fra scendere a patti col diavolo oppure fuggire
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il 26 maggio scorso il premier albanese, Edi Rama, dopo l'esordio in Grecia, ha fatto tappa a Busto Arsizio per incontrare la numerosa diaspora albanese. Ero tentato inizialmente di andarci, vista anche l'agevolazione logistica offerta dagli organizzatori, con l'idea di avere, finalmente, un confronto costruttivo e di scambio e auspicando un avvicinamento alla diaspora a cui appartengo da parte del governo di Tirana. Alla fine ho desistito a causa del comizio da campagna elettorale tenuto ad Atene due settimane prima, che sapeva di monologo ricco di retorica nazionalista-populista.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      
           Infatti anche al comizio di Milano, a parte la parte iniziale con il concerto tenuto dai più importanti idoli della musica albanese, il discorso di oltre 60 minuti è stato ancora più sterile di quello tenuto ad Atene.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Credo che la diaspora si aspettasse qualcosa di più concreto, che toccasse con mano temi "caldi" e attuali, a partire da problematiche di carattere puramente burocratico. Provo a fare un esempio banale per chiarire quello che sto dicendo: se un minore o un adulto viene adottato in Italia e prende il doppio cognome, lo stato civile albanese non prevede la trascrizione di due cognomi. Inoltre, diversi certificati dello stato civile rilasciati in Albania non sono adeguati per i rispettivi uffici in Italia. Definisco "sterile" il discorso perché ripetuti e degni di una lezione universitaria sono stati i riferimenti storici; riferimenti, questi ultimi citati, che spesso partivano dalla Grecia antica per poi schiantarsi nella storia dei tempi nostri, ricca degli slogan razzisti di Bossi e della preconcetta stampa italiana, che fino a qualche anno fa stigmatizzava tutti gli albanesi come delinquenti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Con il senno di poi sono stato anche "sollevato" dal non avervi partecipato, perché potevo essere bastonato e spinto anch'io qualora mi fossi unito alla decina di giovani della diaspora europea di seconda generazione, che domenica era presente e che è stata picchiata e buttata fuori dal palazzetto ingiustamente soltanto perché, in modo pacifico, voleva appendere uno striscione che conteneva una richiesta semplice: "#voglio votare 2025" (in albanese, #duatevo- toj2025).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Permettere l'esercizio di questo diritto civile, sia in modo attivo che passivo, nei paesi dove la diaspora albanese vive, è espressione di uno Stato di diritto ed è ciò che quest'ultima sta sollecitando; niente di più, niente di meno. Lo prevede la Costituzione e lo ha imposto quasi un anno fa la Corte costituzionale albanese.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           L'Albania è l'unico paese in Europa, unitamente al Montenegro, a negare questo diritto nonostante sia stato regolarmente promesso da tutte le forze politiche in pros- simità delle tornate elettorali degli ultimi 20 anni.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           L'unico merito che posso attribuire all'attuale classe politica albanese è quello di saper vendersi bene all'estero. La percezione che l'europeo medio ha dell'Albania è quella dell'isola felice, dove si può vivere bene e la vita non è cara. Ciò però non è sufficiente per considerarla un'isola felice. Non lo è almeno per quella stragrande maggioranza di cittadini albanesi che la abbandonano ogni giorno in quantità allarmante. Basti pensare che sono più gli albanesi che vivono all'estero di quelli che sono rimasti in Albania. I morti nel canale d'Otranto di ieri sono stati sostituiti dai morti nello stretto di La Manche oggi. Sono tanti gli albanesi della diaspora che non si accontentano dell'involucro luccicante mascherato di orgoglio nazionale che il premier albanese vuole seminare coi suoi comizi elettorali, che sanno, al contrario, solo di anacronismo e patetismo dannosi.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Trovo aberrante riempire di retorica emozionale gli animi dei presenti con il resoconto delle sofferenze laceranti dell'esodo e dei morti in mare. Alla battuta goliardica di Rama di qualche anno fa che definiva gli italiani "come albanesi vestiti di Versace" io rispondo invece che "Rama è un dittatore orientale vestito con scarpe da ginnastica". Da membro di quella diaspora albanese che conta più di 500mila unità in Italia, mi sento una persona libera e capace di leggere la realtà e i dati catastrofici che ritraggono il paese.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sogno un paese che mi renda davvero orgoglioso
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Gli italiani non lasciano il paese per dare una speranza ai loro figli, non lasciano il paese per curarsi anche dalle malattie più banali, non lasciano il paese perché le scuole italiane non sono riconosciute all'estero e così via. Vorrei una politica fatta dai giovani, fino ad oggi soffocati dai dinosauri del 'sigurimi', una politica che combatta le disparità sociali e affermi la giustizia sociale. Sogno un'Albania dove non si sia costretti a scegliere soltanto tra due alternative: scendere a patti con il diavolo o fuggire via, non si sa dove.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             ﻿
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        
            Sogno un paese che non occupi gli ultimi posti nelle classifiche internazionali sulla libertà dei media e gli algoritmi non oscurano soltanto gli articoli di stampa che criticano il governo; vorrei un paese dove la pseudo-lotta alla corruzione non porti ancora più corruzione. Sogno un paese dove il premier non chiami, con arroganza da despota, il direttore di una trasmissione tv come Report per interrompere la serie di documentario che scopre il vaso di pandora. Insomma,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           sogno un paese che mi renda davvero orgoglioso.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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    </item>
    <item>
      <title>L’albanese che a Parma sfida Pizzarotti e il Pd</title>
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      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nella città-laboratorio di cui vorrebbe diventare sindaco, Gentian Alimadhi arrivò vent’anni fa da clandestino.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ora fa l’avvocato. E rischia di vincere le primarie del centrosinistra.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/efc70de2/dms3rep/multi/blog-3.png"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           «Qui ho fatto il cameriere…». Ci portano i caffè mentre Gentian Alimadhi gira uno sguardo fiero sugli stucchi del bistrot del Teatro Regio, cuore e monumento della parmigianità. Se volete, potete leggere quel che segue come una storia di riscatto: il clandestino albanese arrivato sui barconi, che ha fatto successo e ora vuole diventare sindaco. Ma vi perdete il bello. Perché tutto questo accade a Parma, la piccola capitale irrequieta e profetica della politica italiana. Qui tutto accade un po’ prima. Il primo crollo dell’Emilia rossa, il primo sindaco “civico” (Elvio Ubaldi eletto nel 1998), il primo sindaco Cinquestelle (Federico Pizzarotti, in carica, che è anche il primo grande eretico grillino).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Che sia l’ora del primo sindaco immigrato?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           «Ma tu pensi che ti voteranno solo perché sei un albanese?», ha cercato di dissuaderlo un amico quando Gentian ha annunciato, poche settimane fa, la sua intenzione di presentarsi alle primarie del Pd (dopo molti tentennamenti si vota il 5 marzo). «No, ho risposto, ma neppure mi aspetto di essere penalizzato per questo». Ha un bel viso mediterraneo questo avvocato ironico e giovanile, 44 anni ma gliene sconti volentieri dieci. «L’altra sera in un centro sociale per anziani», riferisce il suo braccio destro Massimo Pinardi, «gli dicevano “oh, sei più bello di Pizzarotti!”». Conta anche questo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma essere albanese, quanto conta?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Solo chi ha una quarantina d’anni forse lo ricorda, ma erano i “brutti sporchi cattivi” del primo panico migratorio, all’inizio degli anni Novanta. Albanesi incalliti, satireggiò un titolo del Manifesto. «E io ero proprio incallito…», ride Gentian. Aveva vent’anni quando scelse l’Italia. «Non per fame. Non ero povero. Mi ero iscritto ad architettura, a Tirana. Avrei avuto un futuro nel mio Paese. Gli amici mi sconsigliavano. I miei genitori piansero quando dissi che volevo imbarcarmi». Perché lo fece, allora? «Sognavo di meglio di un Paese piagato da una dittatura. E poi l’Italia, vista in televisione, era un paradiso, la terra delle opportunità». Il 15 maggio del ’93 si infilò nella stiva di un peschereccio, a Durazzo, destinazione Brindisi. Il giorno dopo era su un treno per Parma, dove già viveva il fratello, sbarcato con la possente ondata di due anni prima. «Ho teso una mano e Parma me l’ha afferrata», dice, un po’ per lusinga un po’ perché ci crede. «Poi sono rimasto qui, potevo andare in America da mia sorella, ma ho scelto Parma. Vuole più bene a una città chi la sceglie o chi ci è nato? Io non mi candido a nome degli immigrati. Mi candido in nome di Parma».
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Certo che non l’ha avuta gratis, Parma.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tre anni da clandestino, inscatolare scarpe per sopravvivere, dormire dentro un container con le pareti di metallo che «sudavano d’estate e d’inverno». I vestiti presi alla Caritas: «Ricordo una tuta fucsia con la scritta Armani, neanche sapevo chi era, ma la gente mormorava: guarda questo albanese di merda come se la tira». Non era l’Italia della tivù, «io che pensavo alla Carrà e alle vallette di Smaila rimasi deluso dalle ragazze italiane», ride. Poi la sanatoria, e il ritorno ai libri, «volevo riscrivermi ad architettura ma a Parma non c’è, allora su due piedi ho scelto legge». Dopo altri dieci anni, nel 2010, è arrivata la cittadinanza italiana. Ora ha uno studio da avvocato: pratiche di immigrazione ma non solo. Il matrimonio, due figli. È la storia di molti albanesi, fecero tremare l’Italia ed oggi sembrano scomparsi dai radar della xenofobia nazionale. «Gli albanesi ci sono ancora, per il bene e per il male», spiega davanti a un piatto di anolini in brodo, in una delle trattorie più tipiche della città. «Lo sa che qui il cuoco è albanese? Non importa più a nessuno. Sono arrivati altri cattivissimi di turno». Qualcuno a Parma ha notato la sua storia di successo, interviste, una comparsa in tivù da Magalli e a sorpresa, sei anni fa, un premio, il Sant’Ilario: piccolo Nobel di campanile (nel medagliere parmigiani celebri come Pietro Barilla, Alberto Bevilacqua, Bernardo Bertolucci).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Si sarà mica montato la testa?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           «Questa corsa la faccio da cittadino di Parma.In Italia ho passato gli anni più importanti della mia vita, qui ho i mie affetti. Ora provo a restituire qualcosa». Come la prenderà la città, è tutto da vedere. Certo, Parma non ha mai esitato di fronte alle brusche svolte. Città proustiana e strana. Orgogli granducali ancora vivi perfino nella erre blesa del dialetto, nella pretesa di autogoverno geloso. Città paradossale, combina una straordinaria stabilità e continuità del potere vero (il suo Gotha imprenditoriale, che ha resistito agli scossoni di Tangentopoli) con una proteiforme irrequietezza delle formule politiche: nel giro di qualche decennio qui hanno governato monocolori e pentapartiti, rossi e bianchi, centrodestra e centrosinistra, Ulivo e Polo, liste civiche e da ultimi i Cinquestelle, senza che gli interessi “forti” fossero mai disturbati. In questo gattopardesco kamasutra chi si stupirebbe di un sindaco ex immigrato clandestino?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il Pd, forse. Inutile negare, non l’hanno presa bene.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Data tacitamente per già persa la gara (Pizzarotti sta per decidere la sua ricandidatura in veste di sindaco civico, e tutto lascia pensare che ce la farà), la rosa delle altre candidature alle primarie (quattro in tutto) rispecchia più il posizionamento delle alleanze interne che una voglia di vincere. Vicino politicamente alle posizioni moderate di Libertà Eguale, Alimadhi sembra sapere poco del partito a cui chiede l’investitura. Bersaniani, renziani…? «Mi informerò meglio…», glissa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Farà la sua gara in autonomia
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Navigando abilmente fra gli scogli taglienti. Di che religione è, Gentian?: «Ho scoperto di essere di tradizione bektashi, confraternita islamica sunnita di ispirazione sufista, mistica. Ma per i miei figli voglio presepi, non le bandiere nere dei califfi». Ma è sicuro di aver scelto il momento giusto per questa avventura, Alimadhi? «Se per i nuovi italiani è il momento sbagliato, allora è il momento giusto».
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 09 Sep 2024 14:28:43 GMT</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>Primarie Parma, un albanese in pole</title>
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      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’obiettivo è dichiarato: essere il primo sindaco d’Italia ‘immigrato dall’Albania’ e per farlo si è candidato alle primarie del centrosinistra a Parma, in vista delle comunali 2017. Gentian Alimadhi, 44 anni, cittadino italiano da sei, sposato, due figli, è avvocato ma con un passato comune a molti immigrati dal Paese delle aquile, arrivato clandestino nel 1993 su un barcone approdato in Puglia.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/efc70de2/dms3rep/multi/blog-2.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Alle primarie sfiderà il capogruppo Pd in Consiglio comunale Nicola Dall’Olio, poi Dario Costi, Paolo Scarpa e Francesco Samuele. Lui però vanta il consenso pressoché unanime della Consulta degli stranieri e quello della comunità albanese che a Parma conta 8.000 persone, molti già cittadini italiani e quasi tutti, anche se non possono votare alle comunali, hanno i requisiti per le primarie.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      
           Alle ultime primarie del centrosinistra, nel 2012, votarono 8.400 persone: è chiaro dunque che Alimadhi ci sta davvero facendo un pensierino. Per Parma, dopo Pizzarotti primo grillino, è la volta del primo sindaco immigrato?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 09 Sep 2024 14:19:37 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Parma: Gentian Alimadhi riceve il Premio Sant’Ilario 2011</title>
      <link>https://www.studiolegalealimadhi.com/parma-gentian-alimadhi-riceve-il-premio-santilario-2011</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il Comune di Parma ha conferito ieri il Premio Sant’Ilario a 11 cittadini ed enti parmigiani. Tra loro anche Gentian Alimadhi, avvocato e Presidente dell’Associazione Scanderberg.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/efc70de2/dms3rep/multi/blog-1.jpg" alt="Premio Sant’Ilario"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per la prima volta, tra i premiati della più nota onorificenza della città ducale c’è anche un cittadino italiano di origine straniera. Si tratta del Premio Sant’Ilario, conferito il 13 gennaio di ogni anno a cittadini, enti o organizzazioni “
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           che abbiano in qualsiasi modo contribuito a rendere migliore la vita dei singoli e della comunità e ad elevare il prestigio della città
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ”. A consegnarlo a Gentian Alimadhi e agli altri premiati del 2011, è stato il Sindaco di Parma Pietro Vignali durante la tradizione cerimonia che ha avuto luogo ieri nella Sala del Consiglio Comunale. Una sala gremita che ha accolto con applausi continui e standing ovation la premiazione dei parmigiani distinti nei loro percorsi individuali e collettivi. Individuale ma altrettanto comune ad altri anche quello di Alimadhi, come si legge nella motivazione dell’attestato di civica benemerenza: “
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Esempio di integrazione vera e positiva fondata sul lavoro, l’orgoglio delle proprie radici e al rispetto delle regole e delle tradizioni della nostra comunità. Giunto nel nostro paese tra mille difficoltà, con la sua storia personale e professionale, testimonia il contributo di tanti nuovi parmigiani che oggi partecipano alla costruzione del bene comune
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Non nasconde le sue emozioni Gentian. Ci dice di essere molto onorato del Premio e di “
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           essersi commosso per questo riconoscimento più di quanto lo è stato nella cerimonia della concessione della cittadinanza italiana
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ”. Parole chiare che dimostrano cosa significhi veramente cittadinanza. Un percorso il suo sempre in salita. “
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Da clandestino ad avvocato degli immigrati
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ”, lo ha definito qualche mese fa la Repubblica di Parma, mettendo in risalto due stigmi contrapposti per dire ai lettori che Gentian è uno che ce l’ha fatto. Ma non solo, nel suo piccolo ha dato il suo contributo alla vita cittadina. Lo dimostra anche questa premiazione. Per l’Assessore alle Poltiche Sociali di Parma, Lorenzo Lasagna, l’assegnazione di questo premio ad un cittadino di origine straniera ha una valenza molto importante perché “
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           si tratta di riconoscere che il cittadino immigrato è una grande risorsa
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ” e “
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           si pone fine ad una lacuna
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ”. Poi, quella di Gentian è “
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           la storia esemplare di molti cittadini immigrati che hanno scelto di vivere e lavorare in Italia, ma anche la dimostrazione che il lavoro, la famiglia, l’orgoglio delle proprie radici e il rispetto delle regole sono una garanzia di integrazione che portano al miglioramento della comunità
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ”. Infatti, lo stesso Gentian si riconosce “
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           nella sua doppia veste di cittadino albanese e parmigiano
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ”: da una parte l’attaccamento alle proprie radici, dall’altro la convinzione che l’integrazione passi attraverso il rispetto delle regole e il contributo per la sua città. Chi non ha seguito ieri la diretta tv o i tg locali, saprà oggi dalla stampa la notizia. Come la prenderanno? Per Gentian, “i cittadini parmigiani sono maturi per poter accogliere i nuovi parmigiani” e approveranno con soddisfazione la sua premiazione. Anche l’Assessore Lasagna è convinto che sarà cosi perché Parma è “
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           una città accogliente e la stragrande maggioranza accoglierà soddisfatta, senza farsi nemmeno troppe domande
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ”. È vero che in qualche modo “
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           può sembrare una stranezza”, ed è sicuramente “quasi un avvenimento”, ma un domani “nessuno ci farà caso
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ”. Oltre a Gentian, anche un altro dei riconoscimenti Sant’Ilario 2011, conferito alla Famiglia Giampellegrini, fa riferimento alla valorizzazione dell’incontro tra culture diverse. Per Lasagna non c’è nulla da stupirsi. I due premi riflettono il contesto attuale perché “
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Parma è sempre stata una città cosmopolita, accogliente e ricca di cultura, storia e solidarietà, ma lo sarà anche di più se tutti saremo capaci di costruire un vero dialogo nel rispetto delle regole e delle culture e valorizzare la presenza dei nuovi cittadini
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           I premiati dell’edizione 2011
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           5 le Medaglie d’oro e 6 gli attestati di civica benemerenza conferiti durante la cerimonia. Le medaglie d’oro sono andate a Giancarlo Izzi, Direttore Unità operativa di Pediatra e Oncoematologia dell’Azienda ospedaliera universitaria; alla Mensa padre Lino nel 50° dalla fondazione; al Liceo ginnasio statale Giandomenico Romagnosi nel 150° anniversario; a Francesco Canali, sportivo e affetto da Sla; e a Mauro Del Rio, Presidente e fondatore dell’azienda informatica Buongiorno.it. Invece, le civiche benemerenze a Isa Guastalla, professoressa e autrice di pubblicazione per la scuola superiore; a Tonino Fereoli, voce storica della Corale Verdi; a Famiglia Giampellegrini, impegnata nel sociale e nel mondo interculturale della città; a Gentian Alimadhi, esempio di integrazione dei nuovi cittadini di Parma; a Us Carignano, punto di riferimento di numerose famiglie di diverse frazioni a sud della città; e alla Sezione di Parma Amici del presepio, capaci di mantenere viva la tradizione, la conservazione e lo studio del presepe.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il Premio
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            È stato istituto a dicembre del 1986 dalla giunta del sindaco Lauro Grossi, e viene consegnato ogni anno il 13 gennaio, giorno del Patrono di Parma, Sant’Ilario di Poitiers, da cui prende anche il nome. I premiati sono cittadini e enti distinti in vari campi oppure “per atti di coraggio e di abnegazione in nome di valori di umanità e solidarietà”.
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    &lt;br/&gt;&#xD;
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           Tra i premiati della prima edizione del 1987, c’è anche Pietro Barilla, invece negli anni successivi il premio è stato assegnato anche ad altri parmigiani doc tra cui il regista Bernardo Bertolucci (1991), lo scrittore Alberto Bevilacqua (1992), lo sceneggiatore Enrico Medioli (2006), l’ingegnere Aldo Costa (2007) e a tanti altri attivi nella vita sociale, culturale, politica ed economica della città ducale. Tre le dichiarazioni civiche di benemerenza, conferite con il Premio Sant’Ilario: “la medaglia d’oro della città di Parma”, “l’attestato di civica benemerenza” e per casi eccezionali “il Sigillo della città di Parma”. Le proposte dei candidati possono essere fatti dalle istituzioni comunali e i singoli cittadini ma la scelta spetta alla Giunta d’intesa con i capigruppo consiliari.Una sola volta, nel 1991, è stata assegnata una “menzione speciale” sotto forma di “attestato simbolico di incoraggiamento e solidarietà”, non prevista dal regolamento, alla cittadina italiana di origine somala Ismail Musse Hua, “per aver saputo affrontare da sola, in un paese straniero, con grande abnegazione e coraggio, il mantenimento e l’educazione di cinque figli, superando ostacoli di carattere umano, sociale e religioso al fine di far parte della comunità cittadina”.
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           Dall’altra parte, a chi legge il regolamento del 1986 ancora in vigore, potrebbe far impressione il linguaggio, testimone indiscusso del contesto di quei anni. In particolare, nell’articolo due si elencano tutti i campi in cui ci si può distinguere per meritarsi il rispettabile Premio cittadino, ma non c’è traccia del “sociale”, del “volontariato”, dell’ “informazione”, anche se tra i premiati ci sono molte associazioni e persone impegnate in questi settori. Certo, sforzandosi, si può leggere tra le righe, ma i tempi sono cambiati ed è ora di modificarlo, aggiungendone oltre alle tre già menzionate anche altre parole chiavi dell’attuale vivere cittadino quali “partecipazione”, “coesione sociale”, “pari opportunità”, “costruzione di valori condivisi”, “convivenza tra culture”, “interculturalità”, “diritti”. È un modo per diffondere una nuova cultura della cittadinanza anche attraverso l’onorificenza più nota della città, trasformata oramai in tradizione.
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           Ci si augura che i Premi ad Alimadhi e alla Famiglia Giampellegrini siano solo il primo passo in questa direzione.
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      <pubDate>Mon, 09 Sep 2024 14:10:05 GMT</pubDate>
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